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    February 21

    La LAV punisce chi abbandona gli animali anche nei campi di grano... (ogni riferimento è puramente intenzionale!)
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    February 19

    IL SESSO E L'ANABASI DI SENOFONTE

    Oggi mi sento attiva, fortemente recettiva, ho voglia di impressionarmi, suggestionarmi, riempirmi gli occhi e la mente di cose belle...
     
    Sarà perchè è Agosto? Sarà perchè ho abbandonato la mia sudaticcia ed unticcia città per ben quattro settimane? O perchè è il mio primo giorno di mare ed ho da poco archiviato con successo i miei libri di diritto amministrativo?
     
    Boh! Torno dalla punta estrema della spiaggia, dove con mia grande sorpresa ho assistito ad uno spettacolo naturale grandioso, che fino ad ora conoscevo solo sulle cartine geografiche: lo sbocco di un fiume nel mare. Che belle certe sorprese, che bello camminare a riva e scoprire che improvvisamente l'acqua ce l'hai anche alla tua destra e tutto intorno  esplode una vegetazione fitta e rigogliosa e i gabbiani sono lì che fanno la spola tra il "dolce ed il salato"... Quando decidono di spiccare il volo tutii insieme poi è tanto poesia!
     
    Penso a tutto ciò mentre mi diriggo verso la strada istituzionalizzata (quella regolare, con tanto di ombrelloni e sdraio, per intenderci...), quando un altro spettacolo altrttanto grandioso catalizza il mio sguardo e mi costringe a camminare con gli occhi incollati su quell'epifania.
     
    Ora penso: "Lui chi è'"
     
    Un tipo cerca di domare con scarsi risultati una massa ribelle di capelli che incornicia un volto sexi ed irradiante luce.
     
    Ancora: "Perchè mi sta guardando così, con tanta intensità?"
     
    Sembra che stia infilando gli occhi nello "sprofondo" della mia anima!
     
    Ora che faccio? Ora vivo per ammirarlo e contemporaneamente per essere ammirata...
     
    Si và anche bene il gioco degli sguardi, ma fino a quando?
     
    Poi arriva lei "Monica con la k", come lei tiene a sottolineare in ogni occasione, veterana del luogo ed una sera al Kabuki, tra una presentazione e l'altra, infila la mano in quella della mia apparizione e si dilegua dopo un "Mariagrazia ti presento Luca".
     
    A questo punto il mio cuore impazzito pompa dieci volte di più, per portare più ossigeno possibile al cervello, che poverino deve mettere in ordine un groviglio di sensazioni e percezioni. Anche lui però deve avere qualche problema con il suo di cervello, si è dimenticato di lasciarmi la mano...
     
    Cosa facciamo restiamo così tutta la sera?
     
    E invece no! tra una Merit ed un vodka-lemon, mi prorpone un "Ti va di fare un giro in spiaggia?"
     
    Come gli rispondo?
     
    Propendo per un tranquillo"Perchè no?"Mostrando un moderato entusiasmo, mentre con lui se solo me lo avesse chiesto, avrei persino accettato di scalare la vetta del Kilimangiaro, zaino in spalla!
     
    Mentre ci avviciniamo a piedi verso la spiaggia, a lui va di prendermi la mano. Lo sento vicinissimo, ripenso ad una poesia di W.Whitman e mi sembra di "aver già vissuto una vita di gioia con lui, di essere cresciuta con lui, di conoscerlo da sempre..."
     
    Forse il sentimento è ricambiato:lui già mi chiama amore e mi abbraccia "forte".
     
    Mentre ci avviciniamo al mare tra la boscaglia, lo scenario sembra studiato nei minimi particolari: l'aria è piacevolmente tiepida, salmastra, sensuale, il cielo greve, pieno com'è di stelle... e quando ci stendiamo sulla sabbia, sembra che incombano tutte su di noi e che stiano lì per lì per caderci addosso...
     
    Il mare và e viene e lo scroscio tranquillo delle onde, mi avvolge, mi culla, mi bacia...
     
    Mi bacia, lo bacio. Mi spoglia, ora è sopra di me, sta per "amarmi" e invece si blocca, resta immobile, con lo sguardo fisso nel buio di una sopiaggia buia.
     
    Mi rivesto. Ora sono confusa, frastornata, mi rinchiudo nella mia felpa, mi giro su di un lato e rimango lì.
     
    Vorrei farmi strozzare da le lacrime, ma non ne ho, vorrei farmi uscire qualche parola, ma non ne trovo...
     
    Così il silenzio si fa "stritolante", mentre lui è rannicchiato sull'altro lato.Poi un abbraccio repentino e ...
     
    "Amore perdonami, non riesco, il fatto è che ho appena riletto l'Anabasi di Senofonte"!!!
    February 07

    My life, la tv, il divano

     

    Forse è vero, il 17 porta sfiga! Non ne sono sicura, però posso dire con certezza, che ieri mi ha portato sfiga: ho litigato con Marco, gli ho “vomitato” addosso parte di quello che penso di lui... infatti non si può mica andare avanti così! L’altro ieri dopo una settimana di “domani ti porto lì, domani faremo questo, codesto, quello e quant’altro”, mi si è presentato davanti alle 23.00, con addosso ancora il suo Sandek da mare, la magliettina, a piedi scalzi, con una massa di capelli sconvolti, che non sapevano proprio che direzione prendere, incazzati per una giornata di sole-mare-vento, e (l’immancabile) cellulare in mano, per dirmi: “Amore, sono stanco, non mi va’ di uscire, ci vediamo My life in TV sul divano?”

    Vaffanculo tu, My life, la TV e il divano!” e stata la mia risposta immediata.

    Ieri poi, con più calma abbiamo ripreso il discorso in spiaggia. Più che un dialogo, si è trattato di un mio monologo basato sulla problematicità, apatia e ipocondria “ Marchiana”, tutto teso a ribadire il concetto più volte esplicato, secondo il quale io ero stufa di far da crocerossina.

    Così lui invece di, che ne so’, un “d’accordo, hai ragione, cercherò di reagire, superare questo momento” (che per la verità dura da quando lo conosco), si è chiuso a modi riccio per tutto il tempo, per concludere tutto arrabiato con un: “Sei liberissima di uscire e vedere chi più ti aggrada, lasciami in pace!”

    Così incazzata più che mai, ho raccolto le mie cose, sono tornata a casa, e prima di farmi la doccia mi è venuta voglia di accendere la radio e ballare un po’. Mentre ero nel pieno del fervore di una danza alquanto scatenata, sono salita su di uno sgabello per atteggiarmi a cubista impetuosa, intrepida e forse un pochino esagitata... Sta di fatto, che ad un certo punto, ho alzato entrambe le braccia verso l’alto, non rimembrandomi l’esistenza di un ventilatore sul soffitto in piena attività anche lui, e mi sono distrutta una mano.

    Ma la mia sfiga non mi molla ancora! La sera infatti, in discoteca, dove naturalmente ero senza Marco, un tipo, mi si è attaccato addosso con la colla e oggi mi sono “strascinata” i postumi della serata di ieri. Già! Perché il tipo, dopo un approccio professionale (dato che è un medico mi ha chiesto delucidazioni riguardo la mia fasciatura e dopo dispensato consigli), è passato a due ore di intenso discorrere, dopo le quali si è sentito autorizzato a domandarmi: “Domani andiamo in spiaggia insieme? Ti va?” Anche se non mi interessava minimamente, era stato così cortese tutta la serata, che da bambina mongoloide ho pensato: “Mamma, che schifo! Io e te da soli, ma cosa stai dicendo, io sto già morendo solo ad ascoltarti, solo... Ah per pietà! Per carità!” (Reminiscenze Miniane) e invece dalla bocca mi è uscito un: “Ok!” Misero, ma chiaro.

    Così oggi avevo appuntamento alle 13.00, ma erano “già” le 13.03 e del tipo neanche l’ombra... Ma che peccato! Inforco la bici e mi dirigo in spiaggia. A circa metà percorso odo un trillìo conosciuto (era quello del mio cellulare), ma fingo a me stessa spudoratamente di non sentirlo... infondo io sto pedalando, poi c’è un traffico... (dove?) Ma dopo circa dieci interminabili, esasperanti trillì, decido di rispondergli (lo sapevo che era la colla). “Pronto? Come sei lì, ti ho aspettato fino ad ora?!” Ma lui quasi mi scongiura di tornare indietro, così la bambina mongoloide che è in me, riprende il sopravvento e torna a parlare: “ Ok! Aspettami sto arrivando.”

    Al mio arrivo lo spettacolo è orribile: un uomo trentenne (io sono una giovane venticinquenne attratta ancora dai ventiquattrenni) stempiatino e lucidiccio, con la camicia pezzatissima, è all’estremo della sopravvivenza, disidratatissimo, poiché, a suo dire, sfigataggine assoluta, mi attendeva dalle 12.30, dall’entrata sbagliata del residence! Almeno ora avevo una scusa plausibile alla mia fuga “Pantaniana”. Mi “carica” in macchina, e arriviamo “al castello”, stupenda spiaggia, dove Marco ha promesso più volte di portarmi... vabe’, profanata! E divento ancora più nervosa... Tutto il viaggio il tipo lo ha trascorso, oltre che guidando, lamentandosi del fatto che avesse una sete da non credere... Io mi sono subita un martellante “ho sete”. Finalmente trova il suo bar, si dirige alla cassa e ordina un the alla pesca e un latte di mandorla. Il latte di mandorla è un gusto difficile, così penso “Mah! Forse ha deciso che gradisco un the alla pesca...” Il porco invece, se li pone tutti e due dinnanzi e senza chiedermi nulla si scola prima uno, poi l’altro.

    In spiaggia decido di isolarmi, mi piazzo sul telo da mare e mi leggo imperterrita “Cent’anni di solitudine” di Marquez dal titolo emblematico. Ho letto a mala pena due pagine, mi sono appena “ridistricata” trai mostruosi intrecci generazionali, della famiglia Buonadias, quando subisco un attacco repentino e fulmineo, che mi ha fatto pensare all'assalto di un fortino da parte dei soldati nascosti in un gregge di pecore. La sensazione è quella: un irruzione da una calma apparente. Mi strappa il libro dalle mani, mi si catapulta addosso e mi entra in bocca! Io, che non ho il tempo di rendermi conto di quello che mi è accaduto, non appena si stacca un po’ e mi guarda con gli occhi “sessuofagi”, gli punto addosso i miei di occhi, interrogativi, arrabbiati e penosi (nel senso che provano pena per lui) e nel contempo gli domando da far mio: “ Perché tutto ciò?”

    Allora lui pronto risponde: “ Perché, ci vuole per forza un perché ? ” Vuole fare il chiavico, allora a me verrebbe da rispondergli con un “e tu c’ disc?” (gergo dialettale barese che sta per “e tu cosa dici?”), ma dubito che il romano, medico, chiavico, trentenne avrebbe inteso... Sìc cerco di metterla sul sentimentale... “ Io sono già innamorata!”

    Dai non mi prendere per il culo!” (E chi lo tocca il tuo culo!)

    Ma cosa hai capito? Io non sono innamorata di te, di un altro!”

    Ma che sfigato! Adesso scende ancora vertiginosamente nella classifica del mio gradimento... Ora ha deciso di assumere l’atteggiamento di quello un po’ deluso... guarda l’orizzonte, scruta il cielo, lancia in acqua qualche ciotolo. Io invece decido di girarmi di spalle, pancia a terra, faccia rigorosamente nell’asciugamano, protetta dalle braccia, non si sa mai, dovesse riprovarci...

    Per te è un problema?” Mi sussurra, lui avrebbe voluto, con sensualità provocante, nell’orecchio, mentre mi sale addosso a modi koala. Già che c’è, comincia a “slinguarmi” l’orecchio, poi passa al collo, la schiena (guarda che ce l’abbiamo a casa l’acqua per una doccia!)... Cazzo! Con un morso l’uomo chiavico, mi ha slacciata il pezzo di sopra del costume (aiuto, diventa pericoloso!). Ora mi morde il braccio e mi dice “ Ora te lo faccio io un tatuaggio!” sempre ammiccando, alludendo a quello che ho già sul polso. Non dire ‘ste stronzate, ti rendi conto che sta precipitando pericolosamente verso il “chiatro?” (sempre gergo barese, che sta per “violento impatto con il suolo”). Ritirati adesso, fai più bella figura!

    Me lo devo proprio conquistare?” (Sta parlando del bacio)

    Io sfuggo parecchio al contatto di labbra... Credimi il mio odio più sincero è già tutto tuo! Poi sempre odiandolo, decido di girarmi, chissà che me lo scrolli di dosso... ma che devi fare... Ora ha il braccio rigorosamente bloccato sulle mie tette “libere”, poiché il pezzo di sopra del costume è solo poggiato. (Stai ragnando alla grande eh?) Vai... una distrazione ed è di nuovo in bocca! Oddio! Vedo uno spiraglio di luce... mi squilla il cellulare... così io, “senti quale passione”, lo cerco con la mano mentre consento che pomici praticamente da solo, io permetto solo la sua invadenza, ma non appena trovo il cellulare, “stoppo” anche quella. Ora mentre parlo con la mia salvezza, che per l’occasione, si chiama Gianni, lui, mi annusa. Perché mi annusano tutti? Lo odio! Lo amo solo quando a farlo è il mio cane preferito! Sìc, per staccarmelo, mi dirigo a riva... Oh! Ma mi devi seguire pure qui? La conosci la privacy? Ne hai mai sentito parlare? Così dopo circa mezz’ora di chiacchera al telefono, mentre ancora sto parlando con il mio amico, lui mi fa’ : “Cosa ne dici andiamo?”

    Io non mi degno neanche di rispondere, e incomincio a raccogliere le mie cose, mentre continuo a colloquiare amabilmente al telefono e penso che è proprio vero che “una telefonata ti allunga la vita!” Lui intanto mi precede al bar e si prende un caffè, ancora una volta senza offrirmi alcunché... allora è un vizio!! Quando chiudo il telefono gli dico: “Oltre ad essere un po’ penoso sei anche un tirchio!” Ora lo ho offeso, finalmente mi sento dire: “ Ma lo sai che sei proprio acida?”

    Cos’è? Già non mi ami più? Tutto questo era il tuo amore? Già ti sei esaurito? Non valgo di più? Ti arrendi?” Allora ribatte: “Io ho rispetto di me e un minimo di orgoglio”

    Viaggio di ritorno orribilmente silenzioso, sto per scendere, e lui mi dice: “Ci vediamo ‘stasera?

    Non aveva detto di avere un minimo di orgoglio?

    Io: “Non credo!”

    Torno a casa e mi “doccio violentemente”, per cancellare ogni traccia “acarosa” del suo essere, mi lavo i denti fino quasi a consumarli e uno sciaquìo abbondante di collutorio ci sta tutto! Vabe’! Marco, mi sa’ che da domani mi conviene tornare al mare con te e il tuo vespone e la sera..

    No, no, il divano proprio non ce la faccio!