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April 27 Il mare e il paeseA proposito del mare ho letto una bellissima riflessione di Banana Yoshimoto: “Il mare anche se non lo si osserva con più di tanto interesse è come se avesse sempre qualcosa di preciso da insegnare a chi lo guarda”.
C’è un tipo che abita nel mio paese che è agli arresti domiciliari. Ha una specie di villetta direttamente sul mare ed ogni volta che ci passo davanti penso che lui è uno fortunato… Quanti agli arresti domiciliari respirano iodio tutto il giorno e hanno l’immenso blu davanti che ha sempre qualcosa da dirgli? Vabè! Io sono contenta di vivere in un paese. Mi sento una donzelletta di un villaggio globale. Cesare Pavese a questo proposito concorda con me, o forse sono io che concordo con lui: “Ho girato abbastanza il mondo, per sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa in più che un comune giro di stagione […] un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” Mi sento felice e confortata, quando vado dal fruttivendolo e lui decide le quantità per me, perché io non mi so regolare e non riesco ancora a realizzare se un chilo di verdura per me sola è poco o è abbastanza. Mi sento gratificata perché il giornalaio ogni mattino mi mette il giornale da parte e il Mercoledì anche il libro della Repubblica. Adoro salutare la gente che percorre le mie stesse strade e respira la mia stessa aria commista allo iodio e sa dove abito e sa a chi sono figlia. Mi sento di avere una collocazione ben definita e in lavanderia non ho bisogno di lasciargli il cognome… m April 18 Ho trovato il titolo del mio libroIl bello e il divertente di publicare "un tuo scritto"sta tutto nel riscontro con gli altri.
Magicamente questo smette di essere tuo e diventa di Francesco, Daniela, Paolo, che nel momento stesso in cui lo leggeranno, lo interpreteranno, ci metteranno cioè "del loro" e coglieranno delle sfumature che tu ignoravi di averci messo dentro o comunque se lo hai fatto non te ne sei accorta...
Meglio della psicoanalisi...
Così nell'ordine alcuni hanno colto il mio lato da "troia" (ultimissimo commento!)
Alcuni hanno colto i mei buoni sentimenti
Altri la mia insoddisfazione (brutta bestia quella!)
Facendo una summa, se mai scriverò un libro lo intitolerò così:
"Isterismi di una troia animata da buoni sentimenti che trapelano dal desiderio di una vita normale con la malattia dell'insoddisfazione"
Un pò lungo?
Senza dubbio attira l'attenzione...
A voi la parola!
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April 15 Apologia del correreCorro. Sono contenta, perché Dio mi ha dato gambe per correre come ali per volare. Quando magari sono un po’ stanca mi ripeto in mente questa cosa delle gambe per correre come ali per volare e proseguo e proseguo e proseguo… Quando corro mi sento invincibile e che niente mi può far male. Quando corro non penso o penso di avere il potere. Quando corro provo un po’di pena per coloro che non si mettono mai alla prova e non dilaniano i propri muscoli fino allo spasmo. Provo pena per quelli che non sanno cosa è un traguardo, anche se ce l’hai solo in testa e non capiscono l’importanza di tagliarlo. Ma soprattutto mi sento libera e che le strade del mondo mi appartengono. Ora ho le gambe che pesano e le chiappe che bruciano, ma il sangue scorre bel bello… April 10 Il secondo paragrafo del mio libro ancora senza nomeA me del successo, del potere e di tutte queste ‘menate’ qui interessa ben poco… quasi nulla…
Così spesso e volentieri mi spavento, perché capisco bene che in questo mondo qui, oggi, c’è poco spazio per me.
Io sono una giovane donna del 2000 e in questa definizione racchiudo il mio dramma, la mia ‘afflictio vitae’. Vediamo di spiegarci…
Il problema sostanzialmente si riduce a questo: mi trovo a vivere inserita, calata in un sistema contorto, nel quale se non hai dei disegni grandiosi in testa, impastati alla massa cerebrale, delle aspirazioni concrete (quelle vaghe, generiche e un po’ campate in aria non valgono), voglia di salire i gradoni della scala sociale a due a due, sgomitando di brutto e sudando anche alquanto, non vieni considerata, diventi degna di poco rispetto, che per la verità è pressoché nullo perché poco stimolante.
Così ho anche deciso che sarei dovuta nascere tre o quattro secoli fa, quando il tempo era scandito dal sole, quando si coltivava la terra tutto il giorno e si camminava scalzi, ma soprattutto quando nessuno si sognava di darti della ‘pusillanime’ perché facevi ‘solo’ il pane, crescevi i bimbi, sferruzzavi…
Ecco! Io vorrei che qualcuno mi assicurasse un compenso per scrivere le mie stronzate, raccogliere i fiori, preparare torte e tortine, pane e focacce, fare l’amore, crescere i bimbi, anzi prima generarli, poi crescerli, sferruzzare le copertine, incrociare punti di cotone colorato sulle tele, correre sul lungomare con la luna arancione o un sole enorme tramontante, ballare, urlare Mina a squarcia gola, prendere il tè con i biscottini con le amiche, fare di nuovo l’amore, viaggiare quanto basta per tornare a casa ed apprezzare nuovamente il tuo ‘paesello’ con il porticciolo ed il mare canterino, la tua casa colorata tipo barbie, le tue foto appiccicate ai muri, il tuo pino sproporzionato rispetto al resto del giardino e abbracciartelo perché è da molto che non lo fai.
Così alla fine vivo stressata perché ricerco ciò che in fondo non desidero, ma devo desiderare.
Io desidererei un uomo bello come il sole, che mi ingarbuglio tutta quando lo vedo e penso che è mio.
Vorrei una casa con il giardino, per coltivare le rose, gli alberelli di ibiscus e le primule.
Vorrei dei bambini che siano una splendida mescolanza genetica mia e del sole, mio marito.
Vorrei correre sul lungo mare con l'ipod nelle orecchie, fare la spesa al mercato, zompettare per tutta la casa in mutandine quando al mattino è inondata di sole e c’è la radio che suona.
Vorrei il tempo per tutto ciò.
Vorrei il tempo per andare dietro al molo e guardare il mare che si spalanca maestoso e libero.
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