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September 19 Capitolo I
Una volta ho letto questa frase su di un libro: ‘Trova una persona che scavi dentro di te la sua necessità, che riesca a diventarti indispensabile, questo è l’amore’(P.Handke). Allora sono arrivata alla conclusione di essere una persona perennemente innamorata. Il mio nome è Mariagrazia, ma mi sarebbe piaciuto avere un nome un po’ più aggressivo, tipo Gloria o Apollonia, più femminile come Luella o Liana, ben augurante come Luminosa o Allegra, ma tant’è… L’impulso di vagabondare e la voglia di osservare sono in me più forti di qualunque altro e nutro un interesse sviscerato per tutto ciò che è moda o pubblicità.
A volte non ti desidero realmente, ma ti prendo lo stesso perché sono annoiata e ho voglia di bruciare assieme a te. A volte invece stare con te mi rassicura, è una sensazione che mi raddoppia e mi fa sentire importante qualunque cosa io stia facendo, tipo entrare in una stanza piena di gente o partecipare ad una discussione o ancora sostenere uno di quelli sguardi che ti penetrano dentro. Ma certe volte ancora, come questa, ti voglio con tutte le mie forze, allora ti vengo incontro, ti prendo tra le mani e ti accendo. E mi metto comoda sul divano. E mi rilasso. E lascio che il mondo giri senza di me. E’ bellissimo avvertire il momento iniziale in cui il tabacco prende fuoco. Quello è un rumore che mi avvolge, mi fa star bene. Poi aspiro profondamente e cerco di mandare il fumo più in basso possibile, la nicotina mi scorre nelle vene e mentre lo butto fuori in linea retta il cervello è un po’ più contento. Oggi sei la numero 15, ma la più ‘ben accetta’ di tutta la giornata e te lo dico mentre mi guardo i piedi scalzi e un poco abbronzati. Li sto guardando perché sono accovacciata a terra sul parquet, sui i limiti di un balcone spalancato alla vita e mi trovo un’immagine molto glamour, di quelle da pubblicità. Si, penso potrei benissimo essere una pubblicità di una nota marca di sigarette. La scena si svolge sul terrazzo di una bellissima casa bianca, che si affaccia direttamente sulla spiaggia. Siamo al tramonto. L’inquadratura è di fronte al mare sul cui orizzonte si staglia una palla di fuoco arancione, e tra il mare e la telecamera il terrazzo di legno, un plaid rosso e una ragazza di spalle adagiata sul plaid che fuma con lo sguardo fisso sul mare e la palla di fuoco. Vicino al plaid un posacenere di vetro anonimo e nient’altro a parte il legno del terrazzo. Della ragazza si desume solo che sia giovane, dalla esile figura e dai capelli biondi, tenuti raccolti con un bastoncino di legno, essenziale come l’abbigliamento: un paio di jeans ed una magliettina bianca. Non porta le scarpe, perché ha i piedi nudi adagiati al lato e mentre la mano sinistra sorregge la sigaretta, l’altra è poggiata a terra. La pelle è ambrata, baciata dal sole e la mano che sorregge la sigaretta presenta un piccolo tatuaggio stilizzato. Logo e packshot Merit – payoff: DAI PIU’ GUSTO ALLA TUA VITA, COLORALA DI ARANCIONE. E mentre i Verve cantano ‘The drugs don’t work’ vorrei tenerti tra le mani passeggiando sulla riva della spiaggia e lasciarmi bagnare ritmicamente i piedi e anche i jeans fino a quasi il ginocchio. Io, tu che mi dai enfasi, i miei jeans, il mare, il tramonto, i gabbiani, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più. Poi vorrei trattenerti anche a sera inoltrata. Io, tu che mi dai enfasi, i miei jeans, il mare, la luna eterea, il vento addosso che mi scompiglia i capelli e niente più. Invece resto qui… Mi arriva l’eco di bambini che giocano… E mi ricordo che è primavera inoltrata. Lui è appena andato via ed io infilo le gambe tra le linee della ringhiera come facevo quando ero piccola e lascio che i piedi penzolino nel vuoto e siano accarezzati dall’aria dolce che si muove appena. Mentre ti spengo con due dita nel posacenere, mi stendo a terra e rimango a guardare il cielo solcato da una striscia azzurra di un aeroplano… E mentre chiudo gli occhi penso che vorrei spegnermi con te, perché vorrei conservare il più a lungo possibile questa sensazione… Non vorrei sentire altro che non sia dopamina e nicotina. Non vorrei sentire altro che non sia questo indolenzimento nel basso ventre che mi rimanda a lui e a quanto ci ha giocato in questa zona qui. Non vorrei sentire altro che questo profumo invischiato nei miei capelli. Poi mi rialzo e ripenso alla prossima volta che ti riaccenderò dopo che lui mi avrà spenta”. September 10 UffMi rubano la vita di giorno in giorno questi bastardi (chi poi?) obbligandomi a lavorare otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana, restando chiusa qui dentro. E a me cosa mi rimane per costruirmi una vita? due giorni di merda ed io che ho un valore inestimabile (perchè ho solo una vita) sono "estimata" poco più di mille euro al mese ...
Allora ... tirando le sommme nulla di fatto per l'annuncio di cui sotto, sicchè prima o poi lo troverò comunque il modo di lavorare q.b. (quanto basta).
E' un gran casino, perchè quei famosi "due giorni" che mi rimangono mi prende l'ansia e li uso malamente, allora costruisco di quà, abbatto di là ... riprendo quel tratto lasciato in sospeso e assomiglio sempre di più ad un APEIRON (caos primordiale privo di forma definita) ...
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